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Valutazione delle soluzioni progettuali

Livelli ottimali di costo per involucri ad alta efficienza energetica

Di Giuseppe E., D’Orazio M.
Attualità
Con la direttiva EPBD recast viene introdotta una metodologia di valutazione costi-benefici delle soluzioni progettuali: ad essere premiate sono le soluzioni costruttive “equilibrate”, non necessariamente le più performanti in termini di trasmittanza termica.
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12 FEBBRAIO 2019

La richiesta di edifici ad alta efficienza energetica porta inevitabilmente alla nascita di soluzioni progettuali e tecnologiche di livello e di costi sempre più elevati. Considerando l’involucro edilizio, lo sviluppo di componenti innovativi è stato spesso indirizzato all’ottenimento di una bassissima trasmittanza termica, senza però effettuare una valutazione dettagliata del rapporto costi-benefici delle varie soluzioni, che ha favorito l’impiego di tecnologie ad elevato costo. Non venivano considerati gli eventuali vantaggi monetari che sarebbero potuti derivare dalle elevate prestazioni energetiche durante la vita dell’edificio.

L’introduzione della Direttiva EPBD recast

La Direttiva EPBD recast 2010/31/EU sull’efficienza energetica degli edifici mira a sottolineare il bisogno di effettuare scelte progettuali che tengano conto del rapporto costi/benefici nell’intera vita stimata degli edifici.
Questo nuovo criterio aiuta a indirizzare i progettisti, le imprese e i committenti verso delle soluzioni costruttive maggiormente "equilibrate", efficaci durante l’intero ciclo di vita della struttura anche senza essere le più performanti dal punto vista della trasmittanza termica.

Il Quadro normativo

Ogni Stato Membro deve definire i propri requisiti minimi di prestazione energetica degli edifici per raggiungere il “livello ottimale di costo” durante il ciclo di vita economico stimato dell’edificio (vedi Regolamento delegato UE N. 244/2012 e norma UNI EN 15459:2008).

Secondo la Direttiva 2010/31/UE il “livello ottimale di costo” va determinato considerando i costi globali legati alla vita utile di un edificio, ossia:

  • costi di investimento per l’efficienza energetica
  • costi di manutenzione, funzionamento e sostituzione
  • costi di smaltimento

Il “livello ottimale di costo” associato a un intervento di efficientamento permette di individuare quello che è il punto di equilibrio tra l’investimento per attuarlo e il costo energetico durante l’intero ciclo di vita stimato dell’edificio, ossia il punto di minimo nella curva costi-fabbisogni energetici. In quest’ottica, la soluzione “ottimale” non è quella che consente di raggiungere la migliore prestazione energetica in assoluto, piuttosto quella che rappresenta il punto di equilibrio tra investimento e ammortamento.

La Direttiva definisce il “quadro metodologico comparativo” per la determinazione dei requisiti energetici ottimali degli edifici a cura degli Stati Membri, che dovranno dare:

  • Definizione degli edifici di riferimento
  • Definizione delle misure di efficienza energetica
  • Valutazione del fabbisogno di energia primaria degli edifici di riferimento in relazione alle misure applicate
  • Calcolo dei costi in termini di Valore Attuale Netto

Nell’articolo completo

Consultando l’articolo di Murature Oggi sarà possibile avere maggiori sui criteri di applicazione della metodologia Cost-Optimal e vedere i risultati ai quali conduce attraverso un caso studio reale nel quale sono state analizzate diverse soluzioni d’involucro.
Le analisi effettuate hanno messo in luce i punti sia positivi che negativi della Direttiva: scarica l’articolo completo per avere tutti i dettagli, è sufficiente accedere all’area riservata di Murature Oggi con le proprie credenziali o effettuando una nuova registrazione.

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